LA PENNA ROSSA
100 anni fa nasceva quel gran genio di Gianni Rodari. Nella mia libreria conservo gelosamente il suo "Libro degli Errori", ereditato dalla zia giovanissima, e all'epoca letteralmente divorato.
Ho sempre sperato che le mie figlie lo leggessero, non tanto perchè sono di quelle madri che si beano dei figli che amano leggere, ma perchè ancora oggi i ricordi di quel libro mi salvano da qualche strafalcione, ancora oggi mi ricordo la poesia della "bensina" e del professor Grammaticus, ancora oggi, quando cito "Il Signor De La Palisse" ricordo l'episodio che Rodari gli dedicò proprio in quel libro.
Rodari era un maestro elementare, di quelli che oggi non esistono più... era un maestro che aveva capito l'importanza della scuola primaria, che certi errori, se non prontamente corretti nel modo giusto, te li trascini dietro tutta la vita, di quelli che amano il proprio lavoro e si percepisce in ogni cosa che scrive, nel modo in cui si rivolge ai lettori, nella chiarezza delle sue esposizioni, anche quelle rivolte a un pubblico più adulto. Ora non starò a fare un pippone su quanto la scuola oggi sia a mio avviso in forte declino (non mi entra in testa che la dentizione di un bambino sia cruciale per capire quando debba imparare a scrivere o che so io), ma nulla mi toglie dalla testa quanto oggi un po' tutti avremmo bisogno di persone come Gianni Rodari, adulti ma bambini, sognatori ma ben piantati. Ad oggi potrei dire che solo il grande Beppe Severgnini potrebbe essere considerato un suo degno erede.
Capita anche che la mia edizione di quel gioiellino sia illustrata dal grande Bruno Munari, il che magari lo rende anche appetibile se volessi venderlo a qualche collezionista... ma non potrei mai farlo: nella mia cronica ansia di normalità (laddove tutto nella mia infanzia è stato atipico), riprendere in mano il "Libro degli errori" mi evoca una cucina di pomeriggio, con la luce accesa (un rettangolo di luce e calore nell'alveare del condominio), il bambino che lo legge e fa i compiti, la mamma che intanto cucina e gli butta un occhio affettuoso, il calore di anni che avrei tanto voluto vivere così e che anche solo immaginarli mi regala un po' di conforto.
Grazie a Gianni e a tutti quei maestri che usano ancora la penna rossa e la penna blu.

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